Lun, Feb 16, 2026

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"Sull'inflazione si fanno troppe speculazioni"

"Sull'inflazione si fanno troppe speculazioni"

Intervento del direttore dell'Ufficio Studi, Mariano Bella su Il Tempo: "I numeri sull’inflazione in Italia sono molto buoni in generale e quelli riguardanti gli alimentari ancora migliori".

"Ultimi dieci giorni con un po’ di nuove importanti indicazioni positive sull’economia (molto bene la produzione industriale a novembre) e qualche stranezza. Tra queste ultime ne discuto una: l’indagine conoscitiva dell’Antitrust sui rapporti tra grande distribuzione e fornitori, in particolare gli agricoltori. La circostanza che costituirebbe il presupposto per questa pressante voglia di conoscere sarebbe rappresentata dal fatto che la crescita dei prezzi degli alimentari è stata più forte della media. Grazie al buon funzionamento delle nostre istituzioni democratiche l’Autorità è libera di indagare su quello che le pare - e così deve continuare a essere. Però, un po’ di stupore quest’indagine lo suscita (almeno per quanto mi riguarda). Perché i numeri sull’inflazione in Italia sono molto buoni in generale e quelli riguardanti gli alimentari ancora migliori. Se si guarda la variazione dei prezzi degli alimentari negli ultimi sette anni (dall’inizio del 2019 alla fine del 2025) le evidenze ufficiali dicono che a fronte del +30% italiano, la Francia ha +28%, la Spagna +40,3% e la Germania +42%. Non mi risulta che le autorità antitrust di tali paesi abbiano aperto indagini o abbiano intenzione di farlo. In ogni caso, questi pochi numeri dicono con chiarezza che la fiammata inflazionistica sugli alimentari non è una questione specifica dell’Italia: forse dipende, cioè, da qualcosa che riguarda lo scenario internazionale. Tra l’altro, fondare il sospetto di malfunzionamento sul fatto che l’inflazione dei beni alimentari è superiore a quella media lo trovo davvero singolare: per definizione la media sintetizza intensità differenti di un fenomeno misurato per diversi settori. Qualcosa cresce di più, qualcosa cresce di meno o addirittura scende (a meno di non avere le variazioni dei prezzi uguali per ciascuno e tutti i settori di spesa considerati: in quest’ultimo caso sì che dovrebbe intervenire l’antitrust!). Il vice-presidente di Confcommercio Lusetti, intervistato sulla questione il 14 gennaio (la Repubblica), ha evidenziato che il comparto alimentare (in Italia, in Europa e nel mondo) è stato soggetto a eventi climatici avversi che ne hanno ridotto l’offerta e spinto i prezzi al rialzo. Aggiungo il tema dei conflitti geopolitici che hanno creato un vulnus rilevante alle catene di fornitura globale in ragione del razionamento di importanti materie prime alimentari. Mentre scrivo queste note, leggo nel bollettino economico della BCE (8/2025, uscito la mattina del 15 gennaio) che l’inflazione dei beni alimentari andrebbe in parte attribuita alle condizioni meteorologiche estreme e ai cambiamenti climatici e, per esempio, a proposito delle carni bovine, a cali strutturali dell’offerta (leggi: razionamenti vari a cui facevo cenno poco sopra). Anch’io, come voi, resto in attesa dei risultati di quest’indagine conoscitiva (comodi: si chiude a fine 2026). Prevedo non saranno molto significativi. Nel frattempo, le speculazioni e le strumentalizzazioni serviranno a dare un paio di dieci minuti di visibilità a personaggi piccoli piccoli".