EMERGENZA ENERGIA, “OCCORRE AGIRE SUBITO”

EMERGENZA ENERGIA, “OCCORRE AGIRE SUBITO”

Da Confcommercio appello a governo e forze politiche: “l’impennata dei costi si abbatte sui bilanci, a rischio la prosecuzione delle attività in tante aziende del terziario di mercato”. Fipe lancia la campagna "Bollette in vetrina".

È per questo che Confcommercio chiede al Governo e a tutte le forze politiche impegnate nel confronto elettorale di “agire subito per dare risposta ad una vera e propria emergenza, rilanciando l’iniziativa in sede europea sul cosiddetto Energy Recovery Fund e puntando alla fissazione di un tetto al prezzo del gas e alla revisione delle regole e dei meccanismi di formazione del prezzo dell’elettricità”. Questo già dalla conversione in legge del decreto ‘Aiuti bis’  “potenziando e rendendo più inclusivi i crediti d’imposta fruibili anche da parte di non ‘energivori’ e non ‘gasivori’, scegliendo di destinare all’abbattimento degli oneri generali di sistema il gettito derivante dalle aste per l’assegnazione delle quote di emissione di Co2 e rafforzando le misure contro il caro carburanti per il settore dell’autotrasporto”. Infine, secondo la Confederazione, “è evidente l’urgenza di affrontare con determinazione, nella prossima legislatura, i nodi della riforma della fiscalità energetica e della riduzione strutturale del carico fiscale su trasporti e mobilità”.   Fipe-Confcommercio lancia la campagna "Bollette in vetrina" Un'operazione di trasparenza a livello nazionale per mostrare ai cittadini e agli avventori di bar e ristoranti quale è la situazione in cui le imprese sono costrette a operare. È "Bollette in Vetrina": nei prossimi giorni i gestori dei pubblici esercizi associati a Fipe-Confcommercio riceveranno una cornice da appendere nei propri locali per mettere in bella vista le ultime bollette del gas e dell'energia elettrica. Si tratta di bollette monstre, triplicate rispetto a un anno fa a causa dell'impennata dei prezzi del gas. Una situazione che sta costringendo gli esercenti a dover scegliere tra gli aumenti dei listini, finora assai modesti, e la sospensione dell'attività in attesa di un intervento risolutivo da parte del Governo. "Questa iniziativa - spiega Aldo Cursano, vicepresidente di Fipe - ha l'obiettivo di rendere trasparente cosa sta succedendo oggi a chi gestisce un bar o un ristorante anche nel tentativo di spiegare ai clienti perché stanno pagando il caffè un po' di più con il rischio nei prossimi mesi di ulteriori aumenti. Con aumenti dei costi dell'energia del 300% si lavora una pistola puntata alla tempia. Se il Governo non interviene o si agisce sui listini o si sospende l'attività. Contiamo sulla sensibilità dei cittadini e dei clienti perché fare lo scaricabarile dei costi è proprio quello che non vorremmo fare. Per questo Fipe ha chiesto al Governo di potenziare immediatamente il credito di imposta anche per le imprese non energivore e non gasivore. Un credito di imposta del 15% per l'energia elettrica non è assolutamente adeguato agli extra costi che le imprese stanno sostenendo ora. Occorre però fare presto, altrimenti si rischia di innescare una spirale inflazionistica destinata a gelare i consumi". “Credito d’imposta per la ristorazione, bene il ministro Garavaglia” “Le preoccupazioni del ministro Garavaglia sul rischio che corre la prossima stagione turistica per effetto degli aumenti esorbitanti della bolletta energetica sono anche le nostre. La richiesta di un provvedimento urgente a favore delle imprese della ristorazione per attenuare gli effetti degli aumenti non solo va nella direzione da noi auspicata ma è la conferma che il settore è fondamentale per il buon andamento del turismo del Paese.” Così Fipe-Confcommercio sulle dichiarazioni del ministro del Turismo, Massimo Garavaglia. Conftrasporto: “imprese con veicoli a metano costrette allo stop” "Il nostro settore si muove per il 95% con il gasolio e per il 5% con il gas. Ma chi ha fatto investimenti su veicoli a gas metano oggi li ferma, perché non è sostenibile questo aumento dei costi". Così il segretario generale di Conftrasporto-Confcommercio, Pasquale Russo, spiegando che "mediamente il costo del prodotto petrolifero, del gas in questo caso, vale il 30% dei costi di un'impresa di trasporto. Quindi con un costo del gas quadruplicato abbiamo un aumento complessivo di costi di esercizio di circa il 10-15%. È impossibile andare avanti per imprese che lavorano a marginalità molto ridotta, come quelle del trasporto". "Tutto l'aumento dei prodotti energetici – continua Russo - impatta sul nostro settore. Insieme al gas c'è stato e continua ad esserci, nonostante una riduzione delle accise, anche un costo molto elevato dei carburanti. Un problema che ha avuto inizio ben prima dello scoppio della guerra in Ucraina". "Bisogna continuare a sostenere il nostro settore con interventi diretti, perché i costi sono troppo elevati per poter essere scaricati sul mercato", afferma infine il segretario generale di Conftrasporto-Confcommercio, chiedendo che si vada incontro "a tutte le imprese, non soltanto quelle energivore e gasivore". Fida: “bollette quintuplicate, costo dell’energia fuori controllo” "Nel nostro settore sono arrivate bollette quintuplicate rispetto alla norma. Chi prima spendeva 5mila euro si è ritrovato con bollette da 25mila: considerando che c'è l'azzeramento degli oneri di sistema si capisce che siamo davanti a un costo fuori controllo della materia energetica". Parole della presidente di Fida-Confcommercio, Donatella Prampolini, che aggiunge: “il nostro è un settore con una bassissima marginalità. Se si è bravi si chiude il conto economico, dopo aver pagato le tasse, con una percentuale al di sotto dell'1% rispetto al fatturato. I costi energetici non hanno mai impattato più del 2% sui nostri conti, ma oggi abbiamo su base mensile costi che arrivano al 10%". "Da qui alla fine dell'anno tutti gli aumenti che  arriveranno dovranno essere rigirati al consumatore ma non basterà, perché quando l'energia impatta sul conto economico sopra il 5% non è sostenibile", continua Prampolini,  sottolineando la necessità per le aziende del settore di "un credito d'imposta almeno pari a quello delle aziende energivore". "Occorre a livello europeo un tetto al prezzo del gas, finanziamenti ad hoc per pagare le utenze, la proroga  dell'azzeramento degli oneri di sistema, ma anche la proroga di misure nate con il Covid, come il ripianamento delle perdite in cinque anni, la possibilità di abbassare o azzerare gli ammortamenti. Come Fida - conclude la presidente Fida - chiediamo di tassare in modo consistente gli extraprofitti delle  società energetiche". Federazione Moda Italia: “urgente estendere il credito d’imposta ai negozi di abbigliamento, calzature, pelletterie e accessori” “L’aumento assolutamente insostenibile dei costi dell’energia colpisce veramente tutti i comparti e in modo particolare quello del settore della Moda, che vede nelle prospettive future una grave difficoltà nel poter mantenere posizioni fondamentali all’interno dei centri storici e allo stesso tempo nella necessità di tutelare centinaia di migliaia di posti di lavoro”. Così Giulio Felloni, presidente nazionale di Federazione Moda Italia-Confcommercio, che prosegue:  “il nostro settore è uno snodo fondamentale della filiera del made in Italy. La forte preoccupazione arriva dai segnali non incoraggianti che provengono dai nostri fornitori, con un aumento dei prezzi di circa il 15% che potrà essere difficilmente sostenibile dal consumatore finale che vedrà, tra l’altro, ulteriormente ridotta la propria capacità di spesa. Basti pensare che, così come denunciato da Confcommercio, gli aumenti della spesa annuale tra luglio 2021 e luglio 2022 sono arrivati a toccare il 122% per l’elettricità e il 154% per il gas. Una situazione che non potrà essere risolta con una serie di interventi a pioggia, ma che richiede una precisa presa di coscienza e valutazione alle forze politiche nel loro complesso”. “Come presidente di Federazione Moda Italia-Confcommercio – conclude Felloni – ritengo che la strada intrapresa insieme al nostro presidente confederale, Carlo Sangalli, sia un percorso che punta sì al dialogo ma che nel contempo sottolinea con forza la improrogabile necessità di un intervento strutturale a favore delle piccole e medie imprese che sono parte integrante ed essenziale per la salvaguardia delle città e dei centri storici. Da chi ci verrà a governare ci aspettiamo risposte adeguate, ma ora è urgente estendere e incrementare il credito d’imposta anche alle nostre imprese del dettaglio moda che, pur non essendo classificate come energivore e gasivore, necessitano di un aiuto immediato per far fronte a costi sempre più importanti e margini sempre più rosicati, ai limiti della sopravvivenza”. Confcommercio Salute: “fin qui nessun aiuto, servono interventi immediati e strutturali” L’emergenza legata al caro-energia investe anche il mondo del socio sanitario. Un settore che, peraltro, deve continuare a mantenere, senza possibilità di interruzione, uno standard di prestazioni e servizi efficiente e di grande qualità, data la presa in carico di pazienti anziani e fragili. L’allarme arriva da Confcommercio Salute, Sanità e Cura, che sottolinea che “la quasi totalità delle strutture che rappresentiamo ad oggi ha registrato aumenti consistenti delle utenze energetiche a ridosso dell’ultimo quadrimestre dell’anno. Parliamo di costi in bolletta raddoppiati nella maggior parte dei casi e in alcuni contesti addirittura triplicati, che si sommano all’aumento delle spese generate da diversi servizi fondamentali come, per esempio, quelli di ristorazione e lavanderia”. Un quadro che si è concretizzato a margine di un biennio già complicatissimo, con un’aggravante: “a differenza delle perdite del 2020 e 2021 legate principalmente alla pandemia, in cui seppur a rilento sono arrivati aiuti, ad oggi per il 2022 non sono previsti meccanismi compensativi a supporto del settore. Il sistema degli aiuti oggi riguarda solo le imprese o le attività energivore e non considera il socio sanitario. I rischi principali, per molti, sono due e vanno entrambi assolutamente evitati: la chiusura di diverse realtà o il peggioramento della qualità dei servizi”. Da qui le richieste di Confcommercio Salute al governo e alle forze politiche in vista della tornata elettorale, sia contingenti che strutturali: “urgono provvedimenti nell’immediato. Tra questi – dice Pallavicini - c’è senz’altro la necessità di abbattere almeno fino a fine anno le aliquote sull’energia elettrica al 10%, come per il gas, soprattutto nell’ottica dell’arrivo della stagione invernale”. In parallelo, per l’Associazione, occorre aprire un tavolo con le istituzioni per affrontare il tema e avviare un’analisi strutturale del settore. “Le ultime attività ispettive dei Nas a livello nazionale hanno infatti nuovamente riscontrato preoccupanti inefficienze e violazioni in numerose strutture, che purtroppo minano credibilità e immagine dell’intero settore. In questo contesto occorre avviare al più presto un percorso che tuteli il privato accreditato di qualità: assistere le persone in maniera adeguata è e deve rimanere la mission primaria e per farlo occorre una progettazione sinergica a tutela di cittadini, famiglie e operatori virtuosi”. “Decontestualizzare il problema del caro energia nel socio sanitario, con soli interventi di breve periodo, ci pare miope. Il tema più grande, acuito dal nuovo aumento dei  costi delle materie prime, è legato alla necessità di stoppare il proliferare di un mondo collaterale di strutture a basso costo e senza garanzie di qualità, che hanno inquinato l’intero settore. Per questo riteniamo necessario sottolineare due priorità: valorizzare di chi investe in qualità e sicurezza, anche sul piano dei ristori; avviare e promuovere un cambio di paradigma nell’approccio culturale e operativo verso il settore dei LEA. A partire proprio, per rimanere al tema energia, dall’urgente e attuale tema dell’efficientamento energetico delle strutture, intese come parte integrante del processo di transizione ecologica del paese”, conclude Pallavicini.

Da Confcommercio appello a governo e forze politiche: “l’impennata dei costi si abbatte sui bilanci, a rischio la prosecuzione delle attività in tante aziende del terziario di mercato”. Fipe lancia la campagna "Bollette in vetrina".   “L’impennata dei costi energetici si abbatte sui bilanci delle imprese, mettendo a rischio la prosecuzione delle attività in tante aziende del terziario di mercato”. È per questo che Confcommercio chiede al Governo e a tutte le forze politiche impegnate nel confronto elettorale di “agire subito per dare risposta ad una vera e propria emergenza, rilanciando l’iniziativa in sede europea sul cosiddetto Energy Recovery Fund e puntando alla fissazione di un tetto al prezzo del gas e alla revisione delle regole e dei meccanismi di formazione del prezzo dell’elettricità”. Questo già dalla conversione in legge del decreto ‘Aiuti bis’  “potenziando e rendendo più inclusivi i crediti d’imposta fruibili anche da parte di non ‘energivori’ e non ‘gasivori’, scegliendo di destinare all’abbattimento degli oneri generali di sistema il gettito derivante dalle aste per l’assegnazione delle quote di emissione di Co2 e rafforzando le misure contro il caro carburanti per il settore dell’autotrasporto”. Infine, secondo la Confederazione, “è evidente l’urgenza di affrontare con determinazione, nella prossima legislatura, i nodi della riforma della fiscalità energetica e della riduzione strutturale del carico fiscale su trasporti e mobilità”.   Fipe-Confcommercio lancia la campagna "Bollette in vetrina" Un'operazione di trasparenza a livello nazionale per mostrare ai cittadini e agli avventori di bar e ristoranti quale è la situazione in cui le imprese sono costrette a operare. È "Bollette in Vetrina": nei prossimi giorni i gestori dei pubblici esercizi associati a Fipe-Confcommercio riceveranno una cornice da appendere nei propri locali per mettere in bella vista le ultime bollette del gas e dell'energia elettrica. Si tratta di bollette monstre, triplicate rispetto a un anno fa a causa dell'impennata dei prezzi del gas. Una situazione che sta costringendo gli esercenti a dover scegliere tra gli aumenti dei listini, finora assai modesti, e la sospensione dell'attività in attesa di un intervento risolutivo da parte del Governo. "Questa iniziativa - spiega Aldo Cursano, vicepresidente di Fipe - ha l'obiettivo di rendere trasparente cosa sta succedendo oggi a chi gestisce un bar o un ristorante anche nel tentativo di spiegare ai clienti perché stanno pagando il caffè un po' di più con il rischio nei prossimi mesi di ulteriori aumenti. Con aumenti dei costi dell'energia del 300% si lavora una pistola puntata alla tempia. Se il Governo non interviene o si agisce sui listini o si sospende l'attività. Contiamo sulla sensibilità dei cittadini e dei clienti perché fare lo scaricabarile dei costi è proprio quello che non vorremmo fare. Per questo Fipe ha chiesto al Governo di potenziare immediatamente il credito di imposta anche per le imprese non energivore e non gasivore. Un credito di imposta del 15% per l'energia elettrica non è assolutamente adeguato agli extra costi che le imprese stanno sostenendo ora. Occorre però fare presto, altrimenti si rischia di innescare una spirale inflazionistica destinata a gelare i consumi". “Credito d’imposta per la ristorazione, bene il ministro Garavaglia” “Le preoccupazioni del ministro Garavaglia sul rischio che corre la prossima stagione turistica per effetto degli aumenti esorbitanti della bolletta energetica sono anche le nostre. La richiesta di un provvedimento urgente a favore delle imprese della ristorazione per attenuare gli effetti degli aumenti non solo va nella direzione da noi auspicata ma è la conferma che il settore è fondamentale per il buon andamento del turismo del Paese.” Così Fipe-Confcommercio sulle dichiarazioni del ministro del Turismo, Massimo Garavaglia. Conftrasporto: “imprese con veicoli a metano costrette allo stop” "Il nostro settore si muove per il 95% con il gasolio e per il 5% con il gas. Ma chi ha fatto investimenti su veicoli a gas metano oggi li ferma, perché non è sostenibile questo aumento dei costi". Così il segretario generale di Conftrasporto-Confcommercio, Pasquale Russo, spiegando che "mediamente il costo del prodotto petrolifero, del gas in questo caso, vale il 30% dei costi di un'impresa di trasporto. Quindi con un costo del gas quadruplicato abbiamo un aumento complessivo di costi di esercizio di circa il 10-15%. È impossibile andare avanti per imprese che lavorano a marginalità molto ridotta, come quelle del trasporto". "Tutto l'aumento dei prodotti energetici – continua Russo - impatta sul nostro settore. Insieme al gas c'è stato e continua ad esserci, nonostante una riduzione delle accise, anche un costo molto elevato dei carburanti. Un problema che ha avuto inizio ben prima dello scoppio della guerra in Ucraina". "Bisogna continuare a sostenere il nostro settore con interventi diretti, perché i costi sono troppo elevati per poter essere scaricati sul mercato", afferma infine il segretario generale di Conftrasporto-Confcommercio, chiedendo che si vada incontro "a tutte le imprese, non soltanto quelle energivore e gasivore". Fida: “bollette quintuplicate, costo dell’energia fuori controllo” "Nel nostro settore sono arrivate bollette quintuplicate rispetto alla norma. Chi prima spendeva 5mila euro si è ritrovato con bollette da 25mila: considerando che c'è l'azzeramento degli oneri di sistema si capisce che siamo davanti a un costo fuori controllo della materia energetica". Parole della presidente di Fida-Confcommercio, Donatella Prampolini, che aggiunge: “il nostro è un settore con una bassissima marginalità. Se si è bravi si chiude il conto economico, dopo aver pagato le tasse, con una percentuale al di sotto dell'1% rispetto al fatturato. I costi energetici non hanno mai impattato più del 2% sui nostri conti, ma oggi abbiamo su base mensile costi che arrivano al 10%". "Da qui alla fine dell'anno tutti gli aumenti che  arriveranno dovranno essere rigirati al consumatore ma non basterà, perché quando l'energia impatta sul conto economico sopra il 5% non è sostenibile", continua Prampolini,  sottolineando la necessità per le aziende del settore di "un credito d'imposta almeno pari a quello delle aziende energivore". "Occorre a livello europeo un tetto al prezzo del gas, finanziamenti ad hoc per pagare le utenze, la proroga  dell'azzeramento degli oneri di sistema, ma anche la proroga di misure nate con il Covid, come il ripianamento delle perdite in cinque anni, la possibilità di abbassare o azzerare gli ammortamenti. Come Fida - conclude la presidente Fida - chiediamo di tassare in modo consistente gli extraprofitti delle  società energetiche". Federazione Moda Italia: “urgente estendere il credito d’imposta ai negozi di abbigliamento, calzature, pelletterie e accessori” “L’aumento assolutamente insostenibile dei costi dell’energia colpisce veramente tutti i comparti e in modo particolare quello del settore della Moda, che vede nelle prospettive future una grave difficoltà nel poter mantenere posizioni fondamentali all’interno dei centri storici e allo stesso tempo nella necessità di tutelare centinaia di migliaia di posti di lavoro”. Così Giulio Felloni, presidente nazionale di Federazione Moda Italia-Confcommercio, che prosegue:  “il nostro settore è uno snodo fondamentale della filiera del made in Italy. La forte preoccupazione arriva dai segnali non incoraggianti che provengono dai nostri fornitori, con un aumento dei prezzi di circa il 15% che potrà essere difficilmente sostenibile dal consumatore finale che vedrà, tra l’altro, ulteriormente ridotta la propria capacità di spesa. Basti pensare che, così come denunciato da Confcommercio, gli aumenti della spesa annuale tra luglio 2021 e luglio 2022 sono arrivati a toccare il 122% per l’elettricità e il 154% per il gas. Una situazione che non potrà essere risolta con una serie di interventi a pioggia, ma che richiede una precisa presa di coscienza e valutazione alle forze politiche nel loro complesso”. “Come presidente di Federazione Moda Italia-Confcommercio – conclude Felloni – ritengo che la strada intrapresa insieme al nostro presidente confederale, Carlo Sangalli, sia un percorso che punta sì al dialogo ma che nel contempo sottolinea con forza la improrogabile necessità di un intervento strutturale a favore delle piccole e medie imprese che sono parte integrante ed essenziale per la salvaguardia delle città e dei centri storici. Da chi ci verrà a governare ci aspettiamo risposte adeguate, ma ora è urgente estendere e incrementare il credito d’imposta anche alle nostre imprese del dettaglio moda che, pur non essendo classificate come energivore e gasivore, necessitano di un aiuto immediato per far fronte a costi sempre più importanti e margini sempre più rosicati, ai limiti della sopravvivenza”. Confcommercio Salute: “fin qui nessun aiuto, servono interventi immediati e strutturali” L’emergenza legata al caro-energia investe anche il mondo del socio sanitario. Un settore che, peraltro, deve continuare a mantenere, senza possibilità di interruzione, uno standard di prestazioni e servizi efficiente e di grande qualità, data la presa in carico di pazienti anziani e fragili. L’allarme arriva da Confcommercio Salute, Sanità e Cura, che sottolinea che “la quasi totalità delle strutture che rappresentiamo ad oggi ha registrato aumenti consistenti delle utenze energetiche a ridosso dell’ultimo quadrimestre dell’anno. Parliamo di costi in bolletta raddoppiati nella maggior parte dei casi e in alcuni contesti addirittura triplicati, che si sommano all’aumento delle spese generate da diversi servizi fondamentali come, per esempio, quelli di ristorazione e lavanderia”. Un quadro che si è concretizzato a margine di un biennio già complicatissimo, con un’aggravante: “a differenza delle perdite del 2020 e 2021 legate principalmente alla pandemia, in cui seppur a rilento sono arrivati aiuti, ad oggi per il 2022 non sono previsti meccanismi compensativi a supporto del settore. Il sistema degli aiuti oggi riguarda solo le imprese o le attività energivore e non considera il socio sanitario. I rischi principali, per molti, sono due e vanno entrambi assolutamente evitati: la chiusura di diverse realtà o il peggioramento della qualità dei servizi”. Da qui le richieste di Confcommercio Salute al governo e alle forze politiche in vista della tornata elettorale, sia contingenti che strutturali: “urgono provvedimenti nell’immediato. Tra questi – dice Pallavicini - c’è senz’altro la necessità di abbattere almeno fino a fine anno le aliquote sull’energia elettrica al 10%, come per il gas, soprattutto nell’ottica dell’arrivo della stagione invernale”. In parallelo, per l’Associazione, occorre aprire un tavolo con le istituzioni per affrontare il tema e avviare un’analisi strutturale del settore. “Le ultime attività ispettive dei Nas a livello nazionale hanno infatti nuovamente riscontrato preoccupanti inefficienze e violazioni in numerose strutture, che purtroppo minano credibilità e immagine dell’intero settore. In questo contesto occorre avviare al più presto un percorso che tuteli il privato accreditato di qualità: assistere le persone in maniera adeguata è e deve rimanere la mission primaria e per farlo occorre una progettazione sinergica a tutela di cittadini, famiglie e operatori virtuosi”. “Decontestualizzare il problema del caro energia nel socio sanitario, con soli interventi di breve periodo, ci pare miope. Il tema più grande, acuito dal nuovo aumento dei  costi delle materie prime, è legato alla necessità di stoppare il proliferare di un mondo collaterale di strutture a basso costo e senza garanzie di qualità, che hanno inquinato l’intero settore. Per questo riteniamo necessario sottolineare due priorità: valorizzare di chi investe in qualità e sicurezza, anche sul piano dei ristori; avviare e promuovere un cambio di paradigma nell’approccio culturale e operativo verso il settore dei LEA. A partire proprio, per rimanere al tema energia, dall’urgente e attuale tema dell’efficientamento energetico delle strutture, intese come parte integrante del processo di transizione ecologica del paese”, conclude Pallavicini.

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